Fashion

Il mio piccolo ricordo di Karl Lagerfeld.

Ti voglio ricordare così caro Karl, con il sorriso del sole che accarezza le chiome degli alberi di via Solari in una calda e frenetica mattinata di fine settembre, durante il secondo giorno di Milano Moda Donna. Fra i clacson dei tassisti arrabbiati per la chiusura del viale in occasione della sfilata womenswear Fendi, la Tua sfilata dal 1965.

Con le file interminabili fatte quattro volte fuori dalle entrate dell’ex Fondazione Arnaldo Pomodoro, perché il mio nome non saltava fuori, eppure era lì sul foglio davanti agli occhi degli addetti alla sicurezza. Ho fatto bene a insistere con garbo e gentilezza, ma tanta determinazione per avere accesso al backstage. Per entrare nel Tuo world of cartoons, come la Tua immagine pubblica. Colorato dalle candies tra i capelli e il Glitter Glue sulle labbra delle modelle. E l’eyeliner un po’ punk, come i mezzi guanti della Tua “divisa”. A forma di gatto, come la Tua amata Choupette. Fra i sorrisi, la disponibilità e la professionalità di Peter Philips e Sam McNight. Il mio backstage del cuore in mezzo ai giganti della creatività. Artisti con la A maiuscola. Ne è nata, non a caso, la sfilata più bella di quella SS milanese. Le cropped sweater e gli stivaletti calzino visti in passerella sono diventati trend, guardo caso, anche delle stagioni successive.

Grazie Karl di avermi fatto innamorare ancora più perdutamente della moda. Di avermi fatto riprendere in mano una matita che da anni restava chiusa in un cassetto. In quello del mio cuore custodirò il Tuo ricordo. Mi mancherai.

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